LE COSE CAPITANO – UN LIBRO SULL’AMORE E SULLA VITA Manuela Donghi, Giornalista e scrittrice

“Manuela Donghi, Le cose che capitano. La storia di
Diletta, una donna di 45 anni che in un momento particolare della sua vita, in un’occasione davvero
particolare si trova a porsi tutta una serie di interrogativi sulla propria vita. Com’è nata l’idea di questo
libro?”
L’idea di questo libro – anzi grazie perché mi fa sempre piacere parlarne – è nata a seguito di tanti
interrogativi che io stessa mi pongo ogni giorno; che penso siano anche interrogativi che tutti noi ci siamo
posti almeno una volta nella nostra vita, a partire dai classici bilanci che facciamo quando ci capitano delle
cose che noi facciamo. Allora mi sono immaginato la protagonista di 45 anni che, a un certo punto, si
interroga su delle questioni che per lei sono state fondamentali, da quando ero una ragazzina ai giorni in cui
parla nel libro, e che però rimette in discussione, perché? Perché scopre, anzi racconta, all’inizio del
romanzo che l’anno prima ha scoperto il tradimento di suo marito. E perché questa cosa la scuote molto ?
Perché lei è sempre stata convinta che a lei ciò non potesse succedere; perché ha sempre creduto
nell’amore vero ed ha sempre detto “A me non capiterà mai e se dovesse capitarmi non lo accetterei mai”.
Cosa che invece non fa perché, ovviamente, il marito -che non è il classico traditore seriale perché
altrimenti il romanzo sarebbe già finito – ma è davvero un uomo perfetto, il classico padre di famiglia, un
uomo che la ama profondamente però, a un certo punto, ha questo scivolone. Lei riconosce anche in cuor
suo che è uno scivolone; però, ovviamente, deve un po’ lottare contro quelle che sono sempre state le sue
credenze ed allora, da quell’episodio lei torna indietro con la mente negli anni fondamentali della sua vita.
Quindi, ci sono una serie di flashback e ritroviamo Diletta a vent’anni, a trent’anni eccetera eccetera, in cui
racconta le sue esperienze d’amore più importanti perché lei ha sempre creduto nell’amore, si è sempre
vista sposata con una famiglia e però, attraverso questi ricordi, dice “Forse in quell’occasione ho sbagliato
io a ragionare così; a far sì che quella storia andasse in quel modo perché alla fine non ho ragione in modo
assoluto”; e quindi fai i conti un po’ con te stessa, anche su altre questioni.
Per esempio, lei dice “Io voglio diventare mamma a 20 anni”; non ce l’ha fatta perché diventa mamma solo
a 40 anni. Cioè si scontra con la realtà, mettiamola così, cosa che facciamo un po’ tutti i giorni, no? E quindi
approfondire dei grandi dilemmi che anch’io ho quotidianamente ai quali, lo dico subito, non ci sarà mai
una risposta univoca, la dobbiamo trovare noi e poi le cose capitano, c’è un destino o siamo noi che
gestiamo la nostra vita?
Ecco, Manuela, quindi un libro su una donna, scritto da una donna. Qualcosa l’hai già anticipato. Quanto c’è
di te delle tue esperienze, delle tue emozioni in questo libro?
Molto, non è un romanzo autobiografico. Nel senso che tutte le storie raccontate non sono storie che ho
vissuto io; però ho preso spunto da episodi di mia vita sicuramente; oppure da episodi raccontati, di amiche
o che comunque ho sentito strada facendo. Diciamo che in tutte le storie che Diletta racconta, qualcosa di
vero c’è; e poi molto è romanzato. Cioè, ci sono un po’ anche degli stereotipi, anche uomini, vari uomini che
si possono incontrare tutti i giorni diversi tra di loro.
Però è un romanzo che va bene anche per gli uomini non è solo femminile anzi gli uomini che mi hanno
dato un feedback, che l’hanno letto mi hanno detto che sono riuscita a far emergere caratteristiche
maschili molto, molto veritiere; e cioè non da donna, non dal lato femminile, ma dal lato più maschile.
Perché io dentro ho un po’ un’anima maschile; ce l’ho anche se in maniera apparentemente potrebbe non

sembrare. Sono un po’ una maschiaccia. E quindi mi hanno detto che ho saputo cogliere anche questo
aspetto maschile.
A chi lo consiglieresti un libro di questo genere? Abbiamo detto uomini e donne, ma chi ritieni che potrebbe
essere l’interlocutore, il lettore perfetto per questo tipo di libro?
Ma sai, io quando ho iniziato a scrivere questo libro, mentre lo scrivevo, dicevo che mi piacerebbe fosse un
libro in cui tutti si ritrovano. Perché, almeno io quando inizio a leggere un libro, le prime pagine sono quelle
più importanti, se capisco che posso immedesimarmi nelle riflessioni dell’autrice o dell’autore, vado avanti
più volentieri. E quindi è un po’ tutti; perché, diciamoci la verità, quasi tutti almeno una volta ci siamo
chiesti se potremmo perdonare un tradimento. A quasi tutti sarà capitato di essere tradito o di tradire. E si
tradisce, c’è chi è tradito e si tradisce. Ci siamo chiesti almeno una volta se abbiamo sbagliato, se abbiamo
fatto qualche errore di valutazione in passato oppure no; se appunto c’è un destino, se capita tutto per
caso, se invece dobbiamo fare in modo che alcune cose non capitino, quindi ci sono veramente tantissimi
interrogativi. E poi, agli uomini serve per capire qualcosa di più delle donne e alle donne per capire
qualcosa di più degli uomini, quindi è universale.
Un libro sulla sensibilità sia femminile che maschile, ma anche un libro -come tutti i tuoi libri- che ha un
finale a sorpresa.
Assolutamente sì. Diletta inizia questo percorso di cambiamento anche complicato perché non è un
romanzo leggero nel vero senso della parola. Perché lei comincia anche andare da uno psicologo a un certo
punto, perché non si ritrova più in se stessa. E come cambierà Diletta alla fine? Scapperà con un altro,
scapperà da sola, resterà col marito, mollerà il marito – scusate l’espressione molto popolare – però per
arrivare al dunque…chi lo sa cosa farà Diletta? Insomma, il colpo di scena c’è.
Allora buona lettura a tutti e ti ringrazio per l’intervento.
Grazie a voi. Grazie.

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