DECRETO DIGNITA’ – AVV. MICHELE BIGNAMI – PARTNER Nctm

La settimana scorsa abbiamo analizzato con il Direttore del personale i risultati di un’indagine, condotta tra operatori del settore, per verificare qual è, a sei mesi dall’entrata in vigore, il giudizio sul Decreto dignità. Il
giudizio è ampiamente negativo: più del 85% degli intervistati ha espresso un giudizio negativo e le ragioni alla base di questo giudizio sono sostanzialmente due, tutte e due incentrate sul contratto a termine.
A mio modo di vedere esiste anche una terza ragione per cui questo Decreto è da bocciare. Quanto ai contratti a tempo determinato, sappiamo che essi sono stati ridotti In pratica da 36 mesi a 12
perché la possibilità di estenderlo di altri 12 mesi è legata a delle possibilità alquanto fumose.
Infatti, se pensiamo alle tre motivazioni ammesse dalla Legge abbiamo: una, che è pacifica, quella di sostituire lavoratori in maternità e che non dà adito a particolari problemi ma, le altre due sono molto problematiche.
Una legata ad eventi del tutto eccezionali quali interventi di manutenzione straordinaria, quindi possiamo pensare a incendi, ad allagamenti, a crolli delle fabbriche, quindi ad ipotesi del tutto eccezionali.
La terza ipotesi è legata ad incrementi temporanei significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.
Questa è l’esatta dizione della Legge. È impossibile capire che cosa voglia dire significativi e, soprattutto, è difficile se non ancora impossibile capire come un’azienda possa avere dei picchi che non siano programmabili. Per cui tutte quelle attività che hanno dei picchi stagionali, tipo quelli natalizi o vicino alle vacanze estive, non rientrano in questa casistica e non potrebbero quindi avvalersi di questa terza ipotesi.

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